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23 Marzo 2009
In un gioco basato sulla fortuna, istruzione e strategia non hanno senso. Questa era la premessa che ha ispirato Michael Dedonno e il Dr. Douglas K. Detterman ad iniziare la ricerca per determinare se il poker è, oppure no, un gioco basato sulla destrezza. Il loro articolo, nell'ultimo numero di Gambling Law Review, titola in modo perentorio "Il Poker è destrezza," e fornisce dettagli sul processo, e relativo risultati, dell'esperimento condotto presso la Università Case Western Reserve al fine di determinare se il poker sia un gioco di destrezza. Il loro titolo, ovviamente, va subito al punto.
In tutti i loro studi, due gruppi di novizi del poker venivano istruiti con le regole base del gioco del poker. Ogni partecipante giocava un numero prestabilito di mani contro avversari ottenuti da un software di simulazione del Wilson Texas Hold'em.
Dopo una serie di mani, al gruppo esaminato veniva fornito del materiale educativo su come prestare attenzione alle azioni e decisioni del proprio avversario, sul concetto di giocare un minor numero di mani e veniva presentata loro una nutrita serie di modalità di apertura del gioco. Nel loro primo studio, che disponeva di un numero complessivo di 200 mani, il gruppo esaminato ha statisticamente surclassato il gruppo di confronto dopo aver ricevuto le istruzioni. Per aumentare l'attendibilità di tali risultati, venne organizzato un secondo studio nel quale il numero di mani venne portato a 720, fu previsto una sorta di torneo per motivare maggiormente i giocatori, e vennero fornite maggiori informazioni di strategia di gioco al gruppo esaminato. Nuovamente, il gruppo esaminato riuscì a surclassare il gruppo antagonista. Inoltre, grazie al maggior numero di mani prese in esame, l'attendibilità del loro studio aumentò sensibilmente. Una differenza predominante tra i due gruppi, in entrambi gli studi, fu che, dopo aver ricevuto le istruzioni, il gruppo esaminato puntualmente tendeva a giocare un numero inferiore di mani. Un altro aspetto interessante per lo studio fu che per, tutta la durata dell'esperimento, nessuno dei due gruppi si aggiudicò una sessione vincente, sebbene il gruppo di confronto subì un numero di sconfitte nettamente superiore.
Nelle loro conclusioni, DeDonno e Detterman stabilirono che "la ragione per cui il poker appare essere un gioco legato alla fortuna è dovuta al fatto che l'attendibilità di ogni breve sessione risulta assai bassa." Notarono infatti che col secondo studio, che prevedeva un numero di mani più elevato, simulando approssimativamente 30 ore di giocate al casinò, l'affidabilità appariva senza dubbio maggiore. Finirono perciò col concluderne che, "La fortuna (fattori casuali) tende a ingannare sul fatto che il poker sia un gioco di destrezza. Comunque, come dimostrato dagli studi, la destrezza è un fattore determinante nelle performance a lungo termine."